“Populismo isterico” all’italiana

su alcune dinamiche contemporanee di “capro espiatorio”

von Paolo Lago

Il linciaggio mediatico di cui quotidianamente sono oggetto gli immigrati in Italia ha assunto ormai proporzioni abnormi: tutti i giorni i quotidiani locali e le televisioni nazionali trovano sempre qualche nuova ‘accusa’ nei confronti degli ‘stranieri’, soprattutto se clandestini. La violenza e la delinquenza, lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prostituzione sembrano una prerogativa degli immigrati, in special modo di rumeni, albanesi, rom, e di tutti i provenienti dai paesi dell’est europeo. È emblematico, in questo senso, il vero e proprio bombardamento televisivo che quotidianamente viene offerto al pubblico italiano riguardo al terribile fatto di cronaca avvenuto di recente a Roma (il cosiddetto “stupro della Caffarella”) del quale i maggiori indiziati sono due immigrati rumeni, anche se le prove del “dna” li scagionano. Tale linciaggio mediatico ha una sua inquietante controparte, se così si può dire, ‘reale’; sono stati molti, in tempi recenti, gli immigrati assaliti da bande di teppisti in prima fila a ‘ripulire’ i loro quartieri da visi ‘gialli’ o ‘neri’, nonché gli abitanti degli stessi quartieri, soprattutto a Roma, si sono avventati, pronti ad un vero e proprio linciaggio, contro la locale comunità rom, rea di ‘ammorbare’ con la loro presenza i quartieri di periferia.
Troviamo insomma realizzato pienamente quel fenomeno che Robert Kurz definisce come “populismo isterico” nel suo lucido articolo “Populismo isterico. Lo sconvolgimento del senso borghese e la ricerca del capro espiatorio”. Kurz afferma che “la caccia al colpevole è di gran lunga il passatempo preferito nella nostra società. Se qualcosa non va per il verso giusto su larga scala, nella stragrande maggioranza dei casi non si mette in questione la cosa in quanto tale; piuttosto la responsabilità dovrà ricadere su qualcuno. Non sembra opportuno o comunque possibile considerare responsabili obiettivi di vario genere, relazioni sociali distruttive o strutture contraddittorie, invece le colpe saranno attribuite ad individui che mancano di risoluzione o che peccano di incompetenza o che rivelano perfino intenti malvagi. È assai più facile far rotolare teste invece di sovvertire la situazione vigente e modificare la dinamica sociale”.
La caccia al colpevole è dunque il passatempo preferito nella società italiana, dove all’interno della coalizione politica che governa il paese incontriamo la Lega Nord, un partito neo-populista che ha avuto un numero incredibile di voti (non solo al Nord) proprio per la sua politica xenofoba e anti-immigrazione. Quindi, possiamo chiederci se il “populismo isterico”, nella realtà italiana, può essere stato incoraggiato dalle forze che governano il paese. La risposta è sicuramente positiva: insieme alla Lega Nord (e insieme a una parte degli ex-democristiani) troviamo infatti un gruppo politico, Alleanza Nazionale, che nasce dalle ceneri dell’MSI che, negli anni Settanta, ha visto molti dei suoi affiliati iniziare la loro carriera politica come rozzi ‘picchiatori di borgata’ scatenati contro comunisti e omosessuali. Gli stessi che Pier Paolo Pasolini attaccava dalle colonne del “Corriere della Sera”, nei suoi “Scritti corsari”, i maggiori responsabili del vero e proprio linciaggio mediatico di cui, fino alla morte, è stato vittima il famoso scrittore e regista cinematografico.
Inoltre, il partito principe del governo italiano, quello di Silvio Berlusconi, non rappresenta altro che la struttura verticistica e piramidale dell’azienda trasferita in politica, con tutti i suoi ingranaggi aziendali e produttivi. Lo stesso premier e gli appartenenti al suo gruppo politico sono dei manager votati alla politica, che alla politica applicano le norme rigide e meccanizzate – dominate dall’ideologia del lavoro, ormai ai suoi minimi termini – dell’estrema appendice contemporanea del capitalismo postfordista. Questa triade di forze in gioco che governano l’Italia costituisce l’ecosistema ideale, dall’alto, perché nel basso si formi il “populismo isterico”. Di fronte a una situazione divenuta ormai insostenibile, una situazione in cui la crisi e la precarietà sul posto di lavoro hanno raggiunto livelli-limite, la popolazione che maggiormente risente di questi ingranaggi messi in atto dallo schiacciante governo-azienda (i nuovi ‘sottoproletari’, insieme agli operai e agli impiegati del terziario che, per la prima volta, si trovano sulla soglia della povertà), invece di rivolgere le proprie forze contro i meccanismi strutturali di quello stesso governo, sfoga la propria rabbia e senso di impotenza verso le classi più deboli. Verso coloro che, secondo quello stesso governo (il governo della legge Bossi-Fini in materia di immigrazione e il governo dei CPT, i “centri di permanenza temporanea” per gli immigrati), sul suolo italiano non dovrebbero neanche esserci: gli immigrati, i “paria” della società contemporanea. È illuminante, a questo proposito, rivolgerci a quanto ha scritto il grande pensatore e antropologo René Girard nel suo volume La Violence et le sacré (1972), opera che prende le mosse da una lucida analisi del meccanismo del “capro espiatorio” soprattutto nelle società antiche. Girard afferma che “la violenza inappagata cerca e finisce sempre per trovare una sua vittima sostitutiva” , mentre il sistema della ricerca della vittima sacrificale è innescato dalla volontà di evitare le liti fra i membri stessi di una comunità. Le vittime, allora, non potranno essere che gli ‘ultimi’ all’interno di una comunità: “troviamo qui esseri che non appartengono affatto, o ben poco, alla società, i prigionieri di guerra, gli schiavi, il pharmakos” . Se il rituale del pharmakos, del “capro espiatorio”, nelle società che Girard analizza con lo sguardo dell’antropologo era legato a dinamiche sacrali, in una società come quella contemporanea che da tempo ha ormai perduto l’aura del “sacro” esso trova una sua spiegazione sotto le vesti del “populismo isterico”. Che sembra particolarmente vivo all’interno della società italiana contemporanea: una società che, dal basso, riflette come in uno specchio le forze che la governano dall’alto. C’è poco da essere allegri, quindi, nel paese del sole, della pizza e del mandolino; un paese che vuole crescere in infrastrutture innalzando un ponte sullo stretto di Messina mentre, a pochi chilometri di distanza, centinaia di immigrati affrontano la morte su fragili barconi per diventare le vittime sacrificali di turno.

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